"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero"
L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita. L’acqua costituisce pertanto un bene comune dell’umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: dunque l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.
Per questo arrestare i processi di privatizzazione dell’acqua assume, nel XXI secolo, sempre più le caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa politici e cittadini, che chiede a ciascuno di valutare i propri atti, assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future.
SOFFERMATI UN ATTIMO A LEGGERE...
Acqua ai privati, ecco cosa cambia.
Un colpo di mano mentre il Paese era in vacanza.
E' passato nel silenzio quasi generale il decreto legge che prevede la privatizzazione dell'acqua pubblica in Italia. Il 6 agosto il Parlamento italiano ha infatti votato con l'appoggio dell'opposizione l'articolo 23bis della legge numero 133/2008 (la stessa che ha provocato la rivolta della scuola), che obbliga i Comuni a mettere le loro reti idriche sul mercato entro il 2010. Ciò al fine - afferma la legge - "di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale".
La nuova norma tira in ballo una serie di questioni controverse. In termini generali, affidare ai privati la riqualificazione delle reti idriche, lì dove sono carenti, e gli investimenti per ammodernarle può essere anche un bene. Ma a patto che si garantiscano elevati standard di efficienza del servizio senza scaricare i costi di gestione sugli utenti con bollette fuori controllo.
Tutto comincia nel 2002. La storia ha inizio nel 2002, con una legge che obbliga le municipalizzate a snellirsi, diventare S.p.a. e lavorare con rigore. L' Italia viene divisa in bacini idrici, i Comuni sono obbligati a consorziarsi e le bollette a includere tutti i costi, che non possono più scaricarsi sul resto delle tasse. Anche se i Comuni mantengono la maggioranza azionaria, nelle ex municipalizzate entrano banche, industrie e multinazionali. Ma questa rivoluzione delude le aspettative. Nessuno rifà gli acquedotti, le reti restano un colabrodo, il privato funziona peggio del pubblico. Lo conferma anche Mediobanca, che in un' indagine recente dimostra che le due aziende pubbliche milanesi, Cap ed Mm, hanno le reti migliori d' Italia e tariffe tra le più basse d' Europa.
Cosa cambia per i Comuni. Dal canto loro i sindaci, specie quelli dei piccoli comuni, non hanno accolto positivamente il provvedimento. Con il 23 bis perdono una fonte di entrata che non è controbilanciata dai proventi della vendita del servizio idrico. Inoltre il rapporto con il territorio viene compromesso: l'acqua è il bene pubblico per eccellenza e cederlo ai privati può mettere in crisi la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali. Inoltre, lì dove il servizio funziona e i conti tornano, non si vede la necessità di cambiare il sistema di gestione pubblica.
Cosa cambia per i cittadini. Il rischio maggiore per i consumatori è quello di pagare bollette più salate come sta succedendo da noi e Come è gia' successo in Francia dove, dopo la privatizzazione delle reti idriche, si sta tornando al servizio pubblico, a cominciare da Parigi. Le ragioni della marcia indietro, come viene precisato dall'Istituto nazionale del Consumo francese, sono i costi troppo alti (l'acqua privatizzata costa infatti il 30 per cento in più rispetto a quella gestita dal pubblico) e la necessità di tornare a prezzi più ragionevoli. Ma c'è anche un altro aspetto, non trascurabile in un Paese come il nostro fatto di piccoli comuni: con l'acqua in mano ai privati i cittadini non hanno più un referente diretto, l'istituzione locale, al quale segnalare reclami e disservizi. Possono rivolgersi solo a un distante e immateriale "call center", con una forte probabilità che le loro instanze cadano nel vuoto.
Chi controlla? Un problema da non sottovalutare, inoltre, riguarda l'aspetto dei controlli. Chi assicura che i privati garantiscano elevati livelli di qualità dell'acqua? Chi vigila sul contenimento delle tariffe? Mentre per luce e gas esiste l'Authotirity per l'energia che svolge questi compiti, per l'acqua non c'è nessuna istituzione di controllo. Per questo molte associazioni dei consumatori, fra cui l'Adiconsum, chiedono la creazione di un 'Autorità per le risorse idriche, in grado di stabilire standard di qualità, norme di trasparenza tariffaria e di calibrare il giusto peso in bolletta dell'ammodernamento della rete.
“Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla.”
(Edmund Burke)
(COLUI CHE DEVE CAPIRE CAPIRA' "NON E' POSSIBILE" )
Ricordati, quando hai
davanti abbandono e solitudine, ciò che è profondamente bello. (Le Dolomiti
in un´alba d´estate, lo sguardo limpido di un bambino, i colori di un quadro
di Giotto, ma anche la gatta che cova fiera i suoi gattini). Conserva il
gusto del bello. Non dimenticarti mai di ciò che ci meraviglia e commuove.
Perché la bellezza è orma di Dio, segno lasciato dalla sua mano. Di ciò che
è bello abbiamo bisogno quasi più che del pane. Ogni bellezza è memoria di
Lui, lasciata scritta, come smarrita su questa terra - lasciata lì perché
noi vediamo. È il fiore che sboccia in alta montagna, fra le crepe delle
rocce, dove non lo vedrà nessuno se non forse un gitante, come per caso, un
mattino. E dirà fra sé: a cosa serve un fiore qui? Tanta bellezza, per chi?
Per te che passi, per te che l´hai visto e ti sei fermato. È un´orma. È la
Bellezza che lascia traccia di sé, perché affascinati la seguiamo.......