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Come molti di voi avranno sentito, è pasata nel Tg la notizia della sentenza della Corte Europea che stabilisce riguardo i crocifissi di non poterli affigere nelle aule in quanto è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

Ma secondo voi è giusto che la nostra tradizione e la nostra storia siano cancellate in questo modo ? Secondo me tutti devono rispettare le nostre tradizione come noi rispettiamo quelle degli altri. Io mi oppongo duramente a questa decisione in quanto cattolico praticante per me il crocifisso ha un enorme valore.

Spero che anche voi siate del mio stesso parere perchè oltre che un simbolo religioso fà parte dei nostri usi e costumi. Aspeto vostri Commenti in riguardo.
Saluti Leonardo

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enzo bazzucchi Commento da enzo bazzucchi su 4 Novembre 2009 a 19:04
il problema è un altro,non si possono far dare sentenze a chi non è cattolico,notoriamente in germania vige il 50%di evangelici addirittura hanno fatto a capo della chiesa lutherana una donna con 4 figli di più divorziata,notoriamente nel nord europa la religione cattolica,da non confondere con la baviera super cattolica è praticata quasi con laicismo.olanda germania danimarca belgio lussemburgo ecc...non sono paesi che rispettano il vangelo come noi,anzi molti additano l'italia perchè è schiava del vaticano,e non hanno tutti i torti,basta andare la domenica a messa e sentirsi le sviolinate del parroco di turno durante la predica.detto ciò bisogna che l'italia faccia lavoce grossa e far capire che le nostre radici le nostre tradizioni sono nostre e basta.anche se devo dire che non è un crocifisso appeso o nò che ci porta in paradiso,ammesso che esiste.è da come ci si comporta verso dio,che si aprono le porte del cielo.dalle buone azione dall'altruismo,e ogni tanto invece di parlare con i preti bisogne parlare con dio stesso direttamente un prete non sò quanto ti può ascoltare,gesù si|
eleonora Commento da eleonora su 4 Novembre 2009 a 21:14
Sbicca ha scritto esattamente quello che avrei scritto io....
Marco Gubbini Commento da Marco Gubbini su 4 Novembre 2009 a 23:08
A me viene in mente solo una persona che non c'è più e che in questo momento avrebbe scritto sicuramente un altro dei suoi incredibili capolavori di penna. Ciao Oriana...

brani tratti da LA RABBIA E L'ORGOGLIO - 2001
"...sto parlando alle persone che pur non essendo stupide o cattive, si cullano ancora nella prudenza e nel dubbio. E a loro dico: sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d' andar contro corrente cioè d' apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione, forse, comunque una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All' annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci …

… distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri, Cristo! Non vi rendete conto che gli Osama Bin Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba lunga o il chador, perché andate al teatro e al cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette, perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché guardate la televisione, perché portate la minigonna o i calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e con chi vi pare? Non v' importa neanche di questo, scemi? Io sono atea, graziaddio. E non ho alcuna intenzione di lasciarmi ammazzare perché lo sono. Da vent' anni lo dico, da vent' anni. Con una certa mitezza, non con questa passione, vent' anni fa su questa roba scrissi un articolo di fondo per il «Corriere». Era l'articolo di una persona abituata a stare con tutte le razze e tutti i credi, d' una cittadina abituata a combattere tutti i fascismi e tutte le intolleranze, d' una laica senza tabù. Ma era anche l' articolo di una persona indignata con chi non sentiva il puzzo di una Guerra Santa a venire, e ai figli di Allah gliene perdonava un po' troppe. Feci un ragionamento che suonava press' appoco così, vent' anni fa. «Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura quando loro disprezzano la nostra? Io voglio difendere la nostra, e v' informo che Dante Alighieri mi piace più di Omar Khayan». Apriti cielo. Mi crocifissero. «Razzista, razzista!». Eh, furono gli stessi progressisti (a quel tempo si chiamavano comunisti) a crocifiggermi….

… in tutti i sensi crolliamo, caro mio. E al posto delle campane ci ritroviamo i muezzin, al posto delle minigonne ci ritroviamo il chador, al posto del cognacchino il latte di cammella…

…io non dimentico mai quel che mi accadde all' ambasciata iraniana di Roma quando chiesi il visto per recarmi a Teheran, per intervistare Khomeini, e mi presentai con le unghie smaltate di rosso. Per loro, segno di immoralità. Mi trattarono come una prostituta da bruciare sul rogo. Mi ingiunsero di levarlo immediatamente quel rosso. E se non gli avessi detto anzi urlato che cosa gradivo levare, anzi tagliare a loro... Non dimentico nemmeno quel che mi accadde a Qom, la città santa di Khomeini, dove in quanto donna venni respinta da tutti gli alberghi. Per intervistare Khomeini dovevo mettermi il chador, per mettermi il chador dovevo togliermi i blue jeans, per togliermi i blue jeans dovevo appartarmi, e naturalmente avrei potuto effettuare l' operazione nell' automobile con la quale ero giunta da Teheran...

… Una conclusione che non piacerà a molti, visto che difendere la propria cultura, in Italia, sta diventando peccato mortale. E visto che intimiditi dall' impropria parola «razzista», tutti tacciono come conigli.
Roberto Casaglia Commento da Roberto Casaglia su 5 Novembre 2009 a 6:57
Il ragionamento di Simone non fa una grinza. Non sarà mai l'esposizione di un crocefisso a farci sentire dei buoni cristiani, così come non è andare a Messa la domenica che ci pulisce la coscienza facendoci ritenere dei fedeli seguaci della religione cattolica. Apprezzare la presenza del crocefisso in un luogo pubblico o andare a Messa la domenica, piuttosto che sposarsi in chiesa o aspettare che il prete ci venga a benedire casa per Pasqua: tutto ciò, se nella vita quotidiana non ci si comporta in coerenza con quello che quel crocefisso rappresenta, serve a nulla. A nulla ("sepolcri imbiancati", così definiva con durezza questo tipo di persone chi è rappresentato in quel crocefisso, cioè belle fuori e marce dentro). Questo per quanto riguarda l'essere un buon cristiano.

Diverso è il discorso culturale. Qui si parla di identità, una identità che è condivisa (almeno a parole) dalla stragrande maggioranza degli italiani, anche da molti non cattolici. E la nostra identità, le nostre radici, non possono che essere rappresentate dal quel crocefisso. Volenti o nolenti, la nostra è una cultura intrisa di cristianesimo. Basti pensare al nostro linguaggio quotidiano dove la parola "cristiano" è sinonimo di persona (Quante volte si dice "non c'era manco un cristiano" per non dire che in un luogo non c'era nessuno?) o è nome proprio di persona, anche nella versione english che fa più figo (Christian). Paradossalmente anche la bestemmia testimonia le nostre profondissime radici cristiane.
La nostra arte affonda nel cristianesimo, per non dire dell'architettura, della letteratura, ecc. ecc. Siamo noi. E' la nostra storia.
Ecco perchè questa decisione della Corte Europea la ritengo assurda e inconcepibile, e qui ci può tranquillamente ricollegare a quanto scritto dall'atea Oriana Fallaci, riportato da Marco. Qui è in gioco la nostra storia e la nostra identità, che continua ad essere legata a quel crocefisso.
Francesco Angeloni Commento da Francesco Angeloni su 5 Novembre 2009 a 8:25
Tutti voi avete spiegato molto bene la situazione, io però vorrei puntare più in alto, quante chiese ci sono in tutta "Eurasia", fra un po di decenni bisognerà abbatterle oppure ritrasformarle in moschee? (data l'invasione pacifica mussulmana), ma ragazzi pensiamo al passato a tutti gli artisti che hanno cantato, evocato, disegnato, scolpito (si rivolteranno nelle loro tombe), abbiamo milioni di opere che rappresentano la cristianità europea, quindi non solo l'Italia ma tutta l'Europa dovrebbe scandalizzarsi......
Ma oramai siamo nel pensiero assourdo di pochi sfigati che non capis cono assolutamente "una sega"
Poveri noi
Marco Gubbini Commento da Marco Gubbini su 5 Novembre 2009 a 9:24
Ringrazio Roberto per aver specificato quello che volevo evidenziare alla fine dei brani della Fallaci e che poi ho colpevolmente dimenticato, nonostante fosse un particolare cruciale: Oriana era atea
Luca Fiorucci Commento da Luca Fiorucci su 5 Novembre 2009 a 9:41
Io quoto in tutto e per tutto il discorso del buon Cappellini.. Aggiungendo che nella mia classe, in 5 anni di liceo, non c'è mai stato il crocifisso. E non perchè lo avessimo staccato, semplicemente perchè non ce l'avevano mai messo.. e nessuno in 5 anni ci ha fatto caso.. Eppure dalla nostra classe sono usciti tra gli altri un seminarista ed un educatore cattolico (io)... certo, anche un paio di bestemmiatori folli... ;-)
Io dico solo che ci vuole un pò di buon senso, da parte di tutti.. e smussare gli spigoli per attenuare le differenze di cultura, da una parte e dall'altra.
Fabbrizio Commento da Fabbrizio su 5 Novembre 2009 a 10:24
Infatto Marco il problema principalmente se lo pongono coloro che non sono religiosi, per riallacciarsi alla Fallaci. I credenti reagiscono come Simone, si inc… se vedono limitato il crocifisso in un segno di appartenenza che delimita un territorio, se lo vedono usato come simbolo di quel territorio manipolandone il messaggio. Il crocifisso è sempre servito a questo, a unire le bandiere di un territorio in contrapposizione alle bandiere della mezzaluna, Fallaci docet. Chi, come Calderoli (cristiano a singhiozzo) e tantissimi altri, difendono il crocifisso in quanto simbolo di identità culturale lo capisco, perlomeno si capisce la motivazione che li spinge a questa perenne crociata, anche se non si è d’accordo il pensiero è chiaro. Chi lo difende in quanto rappresenta i valori cristiani in questo caso lo capisco molto meno perché ormai quel crocifisso di tutto parla meno che del suo vero messaggio.
enzo bazzucchi Commento da enzo bazzucchi su 5 Novembre 2009 a 11:28
che cosè il cristianesimo? tradotto vuol dire seguace di cristo.ora bisogna specificare,un cristiano è solo cattolico?vi sono seguaci di cristo come evangelici,ortodossi,anglicani che non si sentono rappresentati da un crocifisso.un crocifisso è un modo cattolico di manifestare la propria supremazia nel mondo cristiano.questo è un problema che esiste da quando martin luthero in disaccordo con la prepotenza del papa si staccò dall chiesa cattolica.la colpa del vaticano è quella di professare con arroganza la propria superiorità nei confronti di altre religioni cristiane senza mai aprire ad un dialogo con esse.ricordo che a gualdo vi era un gruppo di persone che si convertirono alla religione evangelica,vennero chiamati protestanti con disprezzo dalla chiesa locale don giancarlo ne fece una crociata per bandire gli eretici.ed io stesso che mi trovai in mezzo consapevolmente, subii non pochi disagi.eppure queste erano persone che professavano questo culto con rispetto e amore verso dio.quindi io credo che un crocifisso appeso o nò non è il simbolo del cristianesimo, ma è il simbolo di una supremazia bigotta che la chiesa cattolica vuole esesrcitare nei confronti di altre credenze.non sò se sia giusto che sia appeso o nò quello che penso è che un segno di fede come un crocifisso può essere manifestato con atti di bontà e non come simboli di appatrenenza come una squadra di calcio
Pierluigi Gioia Commento da Pierluigi Gioia su 5 Novembre 2009 a 15:18
Caro Enzo,
la chiesa locale non rappresenta la chiesa cattolica, da sempre impegnata in maniera piuttosto seria nel dialogo ecumenico ed interreligioso: sono stati fatti molti passi avanti e, probabilmente, entro questo secolo ogni scisma sarà stato superato e ci sarà nuovamente una Chiesa universale. Se fosse per i nostri singoli ministri locali, qui ci sarebbero ancora i roghi per gli eretici! Ma quelle sono posizioni personali, storicamente superate, ma umanamente comprensibili, che non possono essere imputate alla chiesa cattolica. In realtà, a Gualdo, le cose sono molto diverse: c'è molta simpatia fra cattolici e copti ortodossi, ad esempio, e buoni rapporti fra le due comunità. Gli evangelici sono un po' più sul distaccato, ma non vedo frizioni evidenti. Sarà una necessità, fra qualche anno, ricompattarsi per impedire l'annullamento del cristianesimo entro pochi anni. Almeno in Europa. Certo, se pensiamo che gran parte delle "chiese" protestanti ha accettato discorsi come l'aborto, l'eutanasia e la possibilità per le coppie omosessuali di adottare dei bambini (!), credo che ci sarà veramente da discutere. Ma si dovrà giungere prima o poi ad un termine...

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