

L'acquisto dei due volumi che danno seguito a "Taino, la forza di vivere", la splendida storia di Gualdo a fumetti (un enorme grazie alle figlie di Luigi Gaudenzi per la pubblicazione postuma) mi ha spinto a rileggere anche la prima pubblicazione, dove è presente una pregevole ricostruzione (prima foto) di come doveva essere l'attuale piazza Martiri quasi cinquecento anni fa, prima della costruzione dei fabbricati che ora separano la piazza principale da quella del Soprammuro, "idea" del cardinal Del Monte che insieme a tante belle opere si fa ricordare anche per questo scempio. Anche nel secondo volume è riprodotto uno scorcio di quella che avrebbe potuto essere una delle piazze più belle di tutta l'Italia centrale (seconda foto). Anche se il cardinale era di Monte San Savino è innegabile che i geni dello scempio architettonico hanno sempre scorso nel sangue di noi gualdesi, se nel corso degli anni non siamo stati capaci di demolire tale oltraggio all'estetica. Ora siamo nella condizione di non poter far nulla, dato che il palazzo stesso (che toglie centralità a San Benedetto e qualsiasi tipo di bellezza alla piazza) mi sembra sia paradossalmente considerato edificio storico (sigh!).
Peccato.
Bello però pensare ad una piazza aperta fino al belvedere del Soprammuro, ad una chiesa di San Francesco "intera", al palazzo del Podestà con quella stupenda scalinata che si vede nei disegni. Tutti assieme a San Benedetto a formare una piazza vera, degna di questa regione. Bello sognare che forse un giorno si potrà rivedere tutto questo, in fondo la piazza originale era quella.
Ma poi pensi che non riusciamo neanche a togliere le auto accatastate davanti al bar Appennino, alle scalette di San Benedetto o alla fontana del cardinale Del Monte (poverino!) e allora pensi che la storia ci ha veramente consegnato la piazza che ci meritiamo...
Non paghi di tutto ciò proseguiamo imperterriti a tenere aperto il traffico al centro per far contento non si sa chi (ho sentito diversa gente che il sabato sera rinuncerà ad andare in piazza per evitare il rischio di essere investita), a far parcheggiare, specialmente il sabato e la domenica sera, ovunque ci sia un buco libero (di traverso, di dritto e di rovescio), a far sfiorare la schiena agli "avventurosi avventori" dei bar dalle automibili di passaggio, a far scempiare le facciate dei palazzi appena restaurate da cavi e fili di ogni risma (si dice che dovranno essere interrati, si dice, ma non si sa se e quando ciò avverrà) ecc. ecc.
Tra un po' i lavori saranno terminati e si potrà avere un centro storico di un certo tipo. Visti i precedenti dubito però seriamente che riusciremo a farlo ammirare, considerato che l'impero delle automobili acquista sempre più spazio.
In tutto questo, quindi, c'è ancora chi ha il coraggio di parlare di turismo a Gualdo. E c'è anche qualcuno che ci crede pure.