E' da tempo che si parla della "morte" del nostro Centro Storico, soprattutto in questi giorni, ma i problemi a mio avviso vanno ricercati molto "lontano", dalla mancanza di un programmazione a lungo termine, per lo sviluppo di un territorio, nonchè la salvaguardia della storia, degli usi e dei costumi della comunità locale, spesso "chiusa" nel proprio orticello, sempre più incolto...
I giorni scorsi passeggiando alla Mostra del Tartufo per Gubbio (un paragone sempre molto scomodo per gualdesi, ma…), osservavo…
Quando guardavo le belle facciate in pietra di Gubbio, pensavo: che fortuna! Eppure siamo così vicini… Ma ci sono dei bei centri storici in tutta l’Umbria… e a Gualdo?
Domenica scorsa leggendo un articolo sul Corriere dell’Umbria: “La Città del silenzio” di Giovanni Picuti, mi ha ricordato (l’avevo studiata a scuola) che nel 1960 a Gubbio veniva firmata una dichiarazione chiamata “La Carta di Gubbio”, in cui si affermava dell’importanza dei centri storici, della loro salvaguardia nel risanamento conservativo, nella necessità di regolamentare, in maniera rigida ed anche impopolare, i criteri di recupero delle abitazioni, delle attività commerciali, degli spazi aperti ecc; il tutto nel rispetto della tradizione e del tessuto sociale presente all’interno di un centro storico. Questa famosa Carta di Gubbio, fu il punto di partenza della normativa nazionale in materia di salvaguardia urbanistica (legge Ponte), dei Piani Regolatori ecc.
Quando nel 1960 Gubbio pensava a questo, noi demolivamo palazzi storici e monumenti, per ricostruire moderni palazzi in Piazza Garibaldi, in Piazza Marconi, l’ex Ufficio del Registro ecc..
E non solo… noi abbiamo continuato a costruire “mostri”, sia in periferia (grattacieli e scatoloni) che a ridosso del centro (Lidl, Monina, Santa Margherita ecc).
E come dice lo stesso Picuti nella “Città del silenzio”, in visita presso alcuni amici gualdesi, insieme ad altro famoso giornalista umbro Lamberto Sposini: “Chi si affaccia dalla terrazza naturale del Serransanta aggettante su Gualdo Tadino, può scorgere oggi l’abitato medievale incapsulato dal cemento e dai prefabbricati dell’imprenditoria locale”.
Oggi anche a Gualdo c’è un Piano Regolatore Generale (Gennaio 2007), c’è anche qualcuno che vuole imporre certe regole… ma forse ormai è “moltissimo” tardi… e la gente rimane legata a “vecchie” abitudini… non solo urbanistiche…
L’agonia del nostro centro storico nasce da “lontano”… dalla scomparsa di antichi “saperi” su i quali si fondava la secolare convivenza e dallo spostamento “periferico” del tessuto residenziale, sociale e commerciale della città.
A Gubbio oltre alle belle facciate, in mezzo ad una “marea” di gente, presente anche per l’ “evento” della Mostra del Tartufo, “sbirciavo” in qua e là, le varie attività aperte anche durante le festività…
Ed in un vero centro storico, ho notato la presenza d’ attività, che ricordano le vecchie arti e mestieri, le botteghe dell’artigianato, le trattorie e quant’altro dal sapore “antico”, della tradizione e della tipicità locale.
Sarebbe opportuno ripartire da “lontano”… reintroducendo nel centro storico attività caratteristiche della nostra città, della nostra tipicità, riscoprire le antiche arti e mestieri (qualcuno lo sta facendo), nel cuore della città…
Dopo la fase della ricostruzione, che sicuramente con il disagio ha contribuito ad agonizzare il centro storico, in un contesto non proprio “ottimale” ma sicuramente migliore di prima, e nell’ambito di un progetto di sviluppo turistico e economico, riportando alcuni servizi essenziali (poste, farmacia ecc) e comunque da potenziare con altri (musei, centri culturali, aggregativi ecc.), bisognerà incentivare la “riscoperta” di vecchi mestieri “artistici” nel centro, come: i vasai, i maestri del lustro (perché no, anche della cottura a muffola), il fabbro del ferro battuto, l’orafo artigianale, il pittore, il restauratore (di mobili o quant’altro), il vetraio, il calzolaio, il sarto (anche di costumi storici) ecc. . Accanto alle botteghe d’arte, sarà necessario affiancare altre attività caratteristiche che esaltano i “sapori” della nostra terra (intesa come Terra Umbra), con il negozio di prodotti tipici (olio, miele, prodotti dell’agricoltura), il fornaio, il macellaio, il droghiere, il salumiere, oppure le piccole trattorie, le taverne o l’enoteche.
Inoltre, c’è da creare l’ ”evento”, che ogni tanto potrà riportare nel centro, sia i cittadini che i “forestieri”, per cui accanto ai Giochi delle Porte, c’è la necessità di organizzare manifestazioni, come può essere la Festa del Ceramista o la Notte Bianca dello Sport, o come potrebbero esserlo una Festa del Volontariato, una festa dell’ Olio, della Castagna o di una “Capatura del maiale”…
Un aspetto estetico migliore, un’ auspicata isola pedonale, una “caratterizzazione” del Centro Storico, esaltata da eventi specifici, saranno dei valori aggiunti, rispetto ai moderni e sempre più congestionati centri commerciali, che comunque va sottolineato: non l’abbiamo inventati a Gualdo…
Da tutto ciò, sicuramente potrà trovare giovamento nel cuore cittadino, l’intero settore commerciale (abbigliamento, bar ecc.), ricettivo (alberghi e camere) e residenziale…
E’ ora di guardare anche intorno… di guardarci in faccia… cambiando un pò la nostra “mentalità”, facendo scelte governative, a volte “impopolari” e “lungimiranti”, e forse il Centro Storico risorgerà…
Se qualcuno la pensa diversamente... od ha qualche buona idea da proporre...
Potremmo parlarne...